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2003 · documento d’archivio

Relazioni tra filosofia e scienza: un contributo dalla didattica?

Autore
Rossana G. Quidacciolu
Pubblicato in
Mathesis — Dialogo fra saperi, 2003, n. 1, p. 55
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Una citazione estesa. Il testo integrale esce quando arriva l’autorizzazione scritta di chi lo ha scritto.

Perché è qui

È il testo che spiega perché il percorso sul flogisto non era un gioco di travestimenti. Una teoria sbagliata studiata dal di dentro insegna che cos’è una teoria; la stessa teoria liquidata in una riga di manuale non insegna niente.

Da dove parte

Il testo parte da una tesi di A. Di Meo:

la fondazione della chimica come disciplina autonoma passa attraverso la sua differenziazione dalla filosofia e la chimica si afferma come scienza speciale, abbandonando lo statuto epistemologico contemplativo della filosofia naturale (chimica filosofica), ma mantenendo vivo il legame metodologico con la filosofia.

Il riferimento è alla Philosophie chimique di Antoine François Fourcroy, 1792: il momento in cui la chimica smette di essere filosofia della natura e diventa scienza sistematica. E da lì l’autrice trae la conseguenza che regge tutto il resto:

sembra di poter estrapolare l’attribuzione alla scienza del compito della formulazione delle teorie (filosofie) scientifiche che acquistano dignità solo se sostenute da processi logici rigorosi propri dell’indagine filosofica.

Perché proprio il flogisto

L’esempio scelto sembrava emblematico del processo di acquisizione delle conoscenze scientifiche, spesso banalizzato nei libri di testo e contrabbandato, per usare le parole di T.S.Kuhn […] come «un processo frammentario, nel corso del quale questi elementi sono stati aggiunti, singolarmente o a gruppi, al deposito sempre crescente che costituisce la tecnica e la conoscenza scientifica».

E la teoria sbagliata funzionava. È l’osservazione che rende istruttivo tutto il percorso, e l’autrice la prende da J.W. Scott:

il modo in cui viene liquidata la teoria del flogisto nei testi di chimica dà l’impressione che si tratti di una teoria assurda che ha avuto dei sostenitori folli […] Al contrario la teoria, benchè sia oggi ritenuta falsa, era ben strutturata ed in grado di predizioni qualitative più che adeguate […] ma non poteva rappresentare correttamente un sistema quantitativo senza incorrere in una complicazione crescente

Le parti esplicative del dialogo sono lette da un filosofo che interviene come voce fuoricampo.

Gli studenti, nel rappresentare il dialogo, si sono immedesimati nei ruoli ed hanno illustrato le due teorie servendosi degli esperimenti per accreditare le loro ipotesi. Dopo aver chiarito complementarità e parallelismi fra le due teorie essi hanno illustrato il fallimento di un tentativo di falsificazione della teoria del flogisto attraverso l’accertamento dell’esattezza di una singola proposizione empirica (ogni apparente incongruenza viene ribattuta dai sostenitori della teoria del flogisto con ipotesi, quali la possibilità di un peso negativo, già per altro sostenuta da Aristotele, rese plausibili da esperimenti sul galleggiamento dei corpi in differenti mezzi).

La forma dialogata non è un’invenzione estemporanea: l’autrice ringrazia i lavori di C.M. Ferrari e di Gian Nicola Cabizza — lo stesso nome a cui è attribuito il documento che racconta la nascita di Scienza in Piazza — e dice che l’idea è maturata dentro l’associazione di filosofia e scienza.

Popper e Kuhn, citati per nome

Sulle ipotesi ad hoc, con cui una teoria si difende dalle smentite:

[…] anche un sistema chiuso di principi teorici può in ogni momento sottrarsi alla falsificazione […] l’uso illimitato di ipotesi ad hoc, sarebbe equivalente all’impiego di una ipotesi ausiliaria e sarebbe perciò un mezzo per aggirare la chiusura del sistema

Sul cambio di paradigma:

[…] La decisione di abbandonare un paradigma è sempre al tempo stesso la decisione di accettarne un altro, ed il giudizio che porta a quella decisione implica un confronto sia dei paradigmi con la natura, sia di un paradigma con l’altro.

La conclusione, letta dal filosofo

È il passo migliore del documento: la fine del dialogo, dove si dice perché Lavoisier ebbe ragione e perché non fu facile.

FILOSOFO — Non è stato facile per Lavoisier avere ragione e non solo per la testardaggine dei suoi avversari. In realtà la teoria del flogisto, se si esclude il fatto non trascurabile che il flogisto non esiste, (ma questo possiamo saperlo noi oggi) era ben congegnata e riusciva e render conto di una vasta gamma di fenomeni.

Suo limite era il bisogno di troppe ipotesi ausiliarie (pur razionali) che venivano inserite ad hoc, laddove l’idea principale entrava in contraddizione. Lavoisier ebbe il merito di applicare con coerenza il «rasoio di Occam» […]. Anche la sua teoria però, era figlia del suo tempo e ancora legata ad una concezione materialista: la sua concezione della «materia del fuoco» si rivelerà errata.

Il riusciva e render conto è nell’originale, e resta.

E chiude citando le note settecentesche di V. Dandolo agli Elementi di fisica sperimentale di G.S. Poli, Venezia 1796, su che cosa succede a chi vede più lontano degli altri:

Ecco l’ordinario destino degli uomini di genio, che ad un tratto squarciano il velo della nostra ignoranza, che additano le vie semplici e facili onde camminare senza ipotesi, o supposizioni nelle picciole, egualmente che nelle più grandi operazioni e fenomeni della natura […] Il veramente grande Lavoisier produsse questo doppio effetto ne’ Chimici fisici de’ nostri giorni; chi tutto negò, senza mai ragionare, o sperimentare sulle sue teorie, chiamandolo autore di nuove denominazioni; chi all’opposto veggendo in questo genio l’autore del più vasto edificio che la storia della chimica avesse mai presentato all’uomo, venerollo ed accompagnollo nelle sue esperienze e ne’ ragionamenti.

La domanda finale

L’articolo si chiude su un problema pratico — chi può insegnare che cosa — e su una domanda polemica all’ordinamento scolastico italiano, che separa la filosofia dalle scienze:

il lavoro didattico è stato condotto da un gruppo interdisciplinare che non si è dovuto pertanto cimentare con la definizione del settore nel quale operava. Se l’insegnante di scienze avesse lavorato da solo, magari all’interno delle ore curricolari, sarebbero potuti sorgere problemi di adeguatezza della abilitazione in chimica, che ovviamente non prevede l’insegnamento della filosofia?

È invece il programma ministeriale il criterio rigoroso per distinguere la filosofia dalla scienza?

Una nota sul documento

Il testo porta in intestazione la citazione Mathesis 2003, n. 1, p. 55, ma cita in nota un lavoro pubblicato su Mathesis n. 2 del 2004 e descrive la settimana scientifica del 2004. L’intestazione non può valere per il testo così com’è: il file è stato ripreso in mano dopo la pubblicazione. Si registra l’incongruenza, non si sceglie una data al posto dell’autrice.

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Prof. Pier Andrea Serra

Profilo

Prof. Pier Andrea Serra

Professore ordinario di Farmacologia · Università di Sassari

Il Prof. Pier Andrea Serra è Professore Ordinario di Farmacologia (SSD BIOS-11/A) presso la Facoltà di Medicina e il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia dell’Università degli Studi di Sassari, dove dirige il Laboratorio di Neurochimica e Biosensori. Laureato in Medicina a Sassari e dottore di ricerca in Farmacologia e Tossicologia, ha completato la sua formazione con un postdoctoral fellowship in Irlanda e negli USA, presso l’University College Dublin e la National University of Maynooth e il Wisconsin Sleep Center. La sua attività scientifica, documentata da oltre 200 pubblicazioni, si concentra sulla progettazione neurosensori per il monitoraggio in tempo reale di molecole in modelli di patologie neurodegenerative: un lavoro che lo ha portato a sviluppare anche modelli alternativi per lo studio delle neuroscienze, tra cui la blatta gigante del Madagascar (Gromphadorhina portentosa), oggi la sua «mascotte» scientifica particolarmente adatta a parlare di neuroscienze con un pubblico giovane.

Oggi si dedica in particolare allo sviluppo AI-supported di neurosensori.

La sua vocazione si estende però ben oltre il laboratorio: il Prof. Serra è una figura di riferimento del public engagement in Sardegna e in Italia. Nel 2019 è stato nominato Delegato dell’Ateneo per la Terza Missione e il Public Engagement e dal 2021 è Prorettore della Terza Missione dell’Uniss; dal 2025 è inoltre Presidente di APEnet, la Rete Italiana degli Enti e dei Centri di Ricerca per il Public Engagement. Ha coordinato l’organizzazione della Notte Europea dei Ricercatori di Sassari (Sharper), con formati pensati per scuole e cittadini — Caffè Scienza nei bar, talk ScienzArena. Supporta da anni l’iniziativa Scienza in piazza ad Olbia.

Con il territorio ha costruito collaborazioni concrete che ne fanno un interlocutore ideale per i docenti delle scuole primarie e secondarie poiché porta in aula un legame diretto tra laboratorio e pubblico, con strumenti semplici e temi accessibili come neuroscienze e malattie neurodegenerative, neurosensori e intelligenza artificiale, alimentazione e salute, citizen science e ruolo sociale della ricerca.

La conferenza

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